Perché diventare un influencer se i follower li ho già sul lavoro?

Diventare un influencer? Che necessità ha un manager, che magari gestisce già una struttura composta da risorse, processi, e soprattutto persone, di diventare un influencer? Non gli è già sufficiente gestire i rapporti con le sue risorse nei social, cosa che già può portare risultati positivi con un impegno già non banale?

Da pareri di persone che hanno esperienza in realtà strutturate a livello internazionale sento che una presenza sul web con un blog istituzionale, che raccolga la narrazione e il dialogo sui processi aziendali è ormai diventata d’obbligo.

Una strutturazione di questo tipo può secernere in maniera più, per così dire, naturale, e forse più efficace, una comunicazione prodotta anche in prima persona dal manager che sia in grado di lasciare il segno.

Una presenza di comunicazione per raccontare qualcosa all’esterno, non è un qualcosa di frivolo, narcisistico, un luogo dove vantarsi e presentare l’immagine di sé che si vorrebbe far apparire per colmare qualche carenza di autostima o, peggio, vuoti nella propria giornata professionale, come paiono essere ormai diventati i social network. Dietro ogni vita professionale, c’è sempre una visione del mondo, un episodio di vita, una scintilla che ci ha scatenato in noi la passione per quello specifico settore, e che ci rende migliori della concorrenza. Non sempre l’esperto di marketing di turno riesce, da solo, a far percepire questo “quid” che può fare la differenza. Se è il manager ad esporsi in prima persona, con il proprio viso, la propria storia, il lettore percepirà che quella realtà aziendale è fatta di persone autentiche che ci mettono la faccia, non un semplice marchio, una persona giuridica, studiati a tavolino.

Si dovrebbe concepire un luogo dove rendere trasparente il proprio lavoro e incanalare e gestire un racconto del processo aziendale cui si partecipa, evitando che a farlo sia qualcun altro, all’interno o all’esterno. Che sia poi aperto all’esterno o chiuso, fa ormai poca differenza in un mondo dove tenere un segreto sarà sempre impresa sempre più difficile. La temperatura emotiva, la qualità di tale presenza poi sta ad ognuno dosarla. In Italia è troppo diffusa l’idea che raccontare il proprio lavoro sia pericoloso, perché si rivelerebbero chissà quali segreti professionali di cui altri potrebbero approfittare.

Diventare un “Influencer” può avere indubbi vantaggi, perché consente di occupare una scena nella propria nicchia, prima che siano altri a farlo, e diventare la voce di riferimento per la porzione di pubblico che costituisce l’interlocutore ideale.

Diventare un “Influencer” non è un risultato che si ottiene per una propria decisione. Lo decide il mercato dei lettori. Il lettore ti legge se hai qualcosa da dire, ma ti legge meno se dici qualcosa per una decisione presa dall’oggi al domani, magari dietro consiglio di esperti di comunicazione. Ti legge di più se strutturi un sistema gestito di comunicazione del tuo lavoro, e, ovviamente, se hai qualcosa da raccontare, ovvero, se non sei “uno qualunque”.

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